domenica 26 novembre 2017

A scuola da solo

- “Sei sicuro che non devo portarti almeno un pezzetto?”, chiedo sulla porta ancora in vestaglia. Se mi sbrigo arriviamo al massimo con 5 minuti di ritardo.
- “No mamma, ti ho detto che ce la faccio” - ha già il piede giù dal primo gradino.
- “Allora, ripetiamo. Quando esci dalla porta c'è l'uscita del garage dell'Edeka...”
- “Sì mamma, guardo bene!”
- “E poi superato l'angolo, dove c'è il negozio devi...”
- “Stare attento alle macchine.”
- “E prima del semaforo c'è la...”
- “La pista ciclabile, lo so-o. Anche dopo il semaforo. Ti prometto che sto attento”.

Ha lo sguardo divertito di chi, dopo quasi sette anni, mi conosce come se stesso. Sa perfettamente che una volta chiusa la porta inizierò a piangere. Anzi, le lacrime di commozione mi stanno già salendo mentre gli dico che ci vediamo oggi pomeriggio, "vengo a prenderti un po' prima" – e la voce si spezza.
Lo guardo dalla finestra mentre incontra la sua amica Pauline. Controlla meticolosamente l'uscita del garage senza farsi distrarre. Seguo la scia dei catarifrangenti della sua cartella.
La prima volta a scuola da solo dopo soli due mesi. E io dimezzata tra orgoglio e terrore.

Questo, l'avrete capito, n o n è il racconto di un bambino più coraggioso degli altri e della sua mamma particolarmente sicura, moderna, aperta – o degenere a seconda dei punti di vista.

Mandare i bambini a scuola da soli fin da subito è una vera e propria missione qui ad Amburgo, con tanto di campagna di sensibilizzazione lanciata a più mani dall'Ente scolastico e dalla Polizia.

Il volantino della campagna “Zu Fuß zur Schule und zum Kindergarten” (A scuola e all'asilo a piedi) è stato uno dei primi documenti che ci è capitato tra le mani durante l'iscrizione a scuola, a Giugno.
“Seee, figuriamoci se lascio andare il bambino a scuola da solo in prima elementare” - dico a Sven prima di iniziare a leggere.
Il volantino però ci mette ben poco a farmi riflettere sul perché la cosa sia più che sensata e il discorso della maestra alla prima assemblea di classe toglie ogni dubbio.

. La campagna fa leva sostanzialmente su 5 punti – traduco in parte dal volantino che potete scaricare qui



1) L'indipendenza
Andando (letteralmente) con le proprie gambe, i bambini diventano indipendenti. Da passeggeri passivi diventano parte attiva dell'ambiente che li circonda e imparano a comportarsi responsabilmente nel traffico.

2) I contatti sociali
Nel percorso casa-scuola i bambini incontrano altri bambini e si raccontano le loro esperienze. Il volantino invita esplicitamente i genitori a dare ai propri figli la possibilità di entrare in contatto e comunicare con gli altri – capacità che probabilmente perdono poi in età adulta, aggiungo perfidamente.

3) Il rispetto dell'ambiente
I bambini imparano a rispettare l'ambiente abituandosi poi a preferire alternative all'auto.
La città di Amburgo dichiara apertamente guerra all'Eltern-Taxi, la colonna di macchine davanti alle scuole. Meno macchine davanti alle scuole significa meno inquinamento, meno rumore, meno incidenti.

4) La sicurezza stradale
Allenandosi con i genitori fin da piccolissimi ad andare a piedi, i bambini imparano a valutare i pericoli e a muoversi in modo responsabile e sicuro nel traffico.
Tra l'altro la maggior parte degli incidenti mortali coinvolge bambini in macchina, non a piedi, dice il volantino.

E per chi se lo stesse chiedendo: no, davanti alle scuole non ci sono poliziotti o nonni di quartiere o quant'altro. La polizia di Amburgo ci ha semplicemente fornito un foglio che mostra il percorso più sicuro.

5) L'attività fisica
Ai bambini piace camminare e muoversi. Andare in macchina limita la loro capacità di movimento abituandoli alla comodità.
Inoltre, camminando già la mattina presto, i bambini diventano svegli e attivi: chi va a scuola a piedi fa meno casino in classe.

Per motivare i bambini ad andare a piedi da soli, alcune scuole utilizzano il meccanismo del gioco a premi: ogni giorno a piedi è un bollino in più su una scheda e alla fine... certificato (che qui senza certificati non si va da nessuna parte). In assenza di premi ci pensa comunque la competizione tra scolari a far aumentare la voglia di indipendenza.

-“Sai mamma, Usman è venuto a scuola da solo oggi.”

Per non essere da meno, già la seconda settimana Davide sale in classe da solo – e io spiazzata.

- “Anche Melvin e Alex sono venuti da soli oggi, quando ci posso andare anche io?”

Per cercare di accorciare le distanze, la quarta settimana di scuola Davide vuole essere lasciato subito dopo il semaforo - poi ogni giorno che passa è un metro in più verso la mia totale perdita di controllo.

Quando Davide ha scoperto che anche Pauline è andata già due volte da sola, non ci ha visto più. La discussione si è conclusa così:
- “Mamma, insomma, io mi sento pronto!”
- “Ma...ecco... anche io devo sentirmi pronta, non credi? Alleniamoci ancora qualche giorno...”

Poi però il giorno dopo suo fratello aveva talmente tanta febbre che Davide non ha avuto scelta.

Salti di gioia fino al soffitto alle sette e qualcosa del mattino, lavato vestito e pronto per uscire nel tempo record di 12 minuti. Non ho neanche dovuto strillare il mantra quotidiano “mettiti le scarpe”! Diciamocelo: è questo il fatto assolutamente eccezionale che fa entrare il 9 Novembre 2017 nella lista dei giorni da ricordare per sempre.


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