Rassegna di un'apocalisse

 Apocalisse.

Venire illusi, umiliati.

Come siamo finiti così?

Tonfo, crisi, poi un altro tonfo.

Caduta libera, disfatta.

Incubo perfetto, botta tremenda.

Si resta senza parole. Non si può risolvere tutto con l’amarezza, ci vuole coraggio.

Bastonati, e la colpa è di uno scellerato.

E forse ce lo meritiamo anche.

Addio, rimpianti.

Qualcuno ci ha rimesso dieci anni di vita, è in lacrime, chiede scusa.

E poi si passa alla guerra in Iran. Questo è il Corriere della Sera, che leggo ogni mattina e che stamattina fa un tale sfoggio di retorica che mi chiedo: con cosa avrebbero descritto il dolore se ci fossimo trovati a un fronte vero, proprio come quello che segue queste prime notizie del giorno?

E se ci si sposta su Repubblica, la situazione migliora di poco.

In primo piano abbiamo fallimento ma anche solitudine, quasi un’atmosfera intimista se non fosse che poi seguono disastro, inferno e mediocrità. Per fortuna che poi ci si sposta sullo scandalo della password wi-fi del senato.

Basta fare un giro sui quotidiani più famosi, o almeno accessibili, per ritrovare lo stesso tenore. La sconfitta che brucia, massacra, è un dramma, una figuraccia (Il Fatto Quotidiano) – poi segue un dramma del tutto secondario, almeno oggi, quello dell’Iran.

Di più non scrollo. Ma cambio, vado a guardare Il Giornale.

Tempesta, disperazione mondiale, vergogna, un’eliminazione che fa male, colpa di burocrati e stranieri, e di chi sennò? 

E finora non sono ancora andata sul sito della Gazzetta, che probabilmente invece di essere rosa è rosso sangue, tipograficamente lacerata.

E ovviamente vince. Primo piano sfondo giallo, come una malattia. Vergogna, tragedia, fallimento mondiale – e lo dicono pure all’estero.

Disfatta storica, a svegliarci è un’apocalisse. Fallimento, che fa rima con cambiamento, perché è questo che ci serve, in Italia, nel calcio. Ripartire da zero, dare un futuro alla nazionale e ai bambini, che i mondiali non li hanno ancora mai visti (ah no, quello era su Il Giornale).

Qualcuno ha commesso un errore fatale, un interista pare, e questo ha condannato la squadra, la Nazione, l’Italia, all’inferiorità.

E ancora le lacrime di un maestro ora in bilico, che deve chiedere scusa perché non ce l’ha fatta. Non ha portato l’Italia nel mondo.

Teste basse e silenzio assordante, disastro e un dispiacere enorme per i bambini (ah eccoli anche qui), i figli della patria, eredi di uno dei più grandi fallimenti della storia della nazione.

Questa è l’Italia di oggi, primo Aprile 2026, un giorno che porta l’attenzione su altro.

Per fortuna.









Fonte immagini: corriere.it, repubblica.it, gazzetta.it, 1. Aprile 2026, ore 10 ca.
Ultima foto generata con AI Nanobanana/Gemini