giovedì 18 ottobre 2012

Il lapsus Franziano



Tutti i sabati a colazione mangio un Franzbrötchen. Il Franzbrötchen (traduciamolo per comodità con Pane di Franz) è un dolce tipico di Amburgo e si tratta di una specie di croissant dalla forma spiaccicata farcito, nella sua versione classica, con burro e cannella. Ci sono però le varianti al cioccolato (Schoko), all’uvetta (Rosinen) e sbrisolona (Streusel). Per informazioni più dettagliate sulla sua storia vi rimando al blog di Erika, che con il Franzbrötchen intrattiene una vera e propria relazione amorosa (qui). E la capisco bene Erika! Il Franzbrötchen è libidine calorica pura e per me non ha eguali tra i suoi dolci colleghi tedeschi. Se poi si tratta del Franzbrötchen al cioccolato di Junge, nota catena anseatica di Bäckereien (la traduzione alla lettera “panetterie” disperde molto della meraviglia di questi luoghi), allora il piacere diventa addirittura carnale. E non uso la parola “carnale” a caso, purtroppo. Quella del Schokofranzbrötchen è in assoluto una delle mie peggiori figure del cavolo da quando sono qui, resa ancora più grave dal suo essere drammaticamente recidiva.

Una mattina di qualche mese fa sono andata da Junge e, forse perché avevo fame o forse perché ero sovrappensiero, invece di ordinare un Schokofranzbrötchen, un pane di Franz al cioccolato, ho ordinato un SchokoSCHWANZbrötchen, ossia un PENE di Franz al cioccolato! Ora, se fosse successo in una panetteria italiana, probabilmente la commessa sarebbe esplosa a ridere. Invece, e magari anche giustamente, la commessa tedesca mi è rimasta lì interdetta. E mi ha chiesto di ripetere. Solo che quando si entra nel circolo vizioso dell’impaperamento non se ne esce più. Allora ci ritento: ein Schokoschwanz…ehmehmehm ein  Schokoschw….ehmehmehm ein Schw…  “Insomma, quello!”. Mi ritrovo a puntare con l’indice l’oggetto del desiderio, a pagare e ad andare a sedermi a testa bassa.

Da quel giorno non riesco più ad ordinare un Schokofranzbrötchen senza che si manifesti uno dei seguenti effetti collaterali:
- dico brutalmente e velocemente Schokoschwanzbrötchen sperando che la commessa non se ne accorga;
- prima di ordinare inizio miseramente a balbettare;
- se riesco a dirlo giusto al primo colpo mi lascio poi andare pubblicamente in un risolino isterico.

E ora lancio una sfida ai miei lettori amburghesi.
Dite 10 volte di fila la parola “Schokoschwanzbrötchen”

Schokoschwanzbrötchen
Schokoschwanzbrötchen
Schokoschwanzbrötchen
Schokoschwanzbrötchen
Schokoschwanzbrötchen
Schokoschwanzbrötchen
Schokoschwanzbrötchen
Schokoschwanzbrötchen
Schokoschwanzbrötchen
Schokoschwanzbrötchen

Ora andate da Junge o da qualsiasi altro Bäcker e ordinate un Schokofranzbrötchen.
Aspetto i risultati :)

4 commenti:

  1. Bellissima questa. Qui a Colonia non li ho ancora visti, ma spero che il tuo lapsus non ci contagi tutto

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  2. Il schokofranz di Junge : la mia brioche preferita nel posto dove la preferisco! Riusciremo a mangiarne una con un caffè e 4 chiacchiere?
    Ciao, Giorgia

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  3. Al limite potresti sempre cincischiare: "da!"
    Per fortuna qui a D'dorf li tiene solo Kamps, nella versione classica alla cannella, e se li sbafa solo Siegfried che è madrelingua.
    (Non crederti che io riesca a tenermi alla larga dalle cose grasse, eh! Ho solo una predilezione per il salato, tipo Laugenstange)
    Ben trovata e saluti dalla Renania nebbiosa!

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  4. Suggerisco caldamente di spezzare la parolona in tre suoni e fare una piccola pausa tra l'uno e l'altro. Tipo: "ich-möchte-ein-Schoko - Franz - Brötchen". Con me questi trucchetti funziano alla grande. Tipo Colin Firth nel Discorso del Re.

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