domenica 6 agosto 2017

Storia di un primo Gay Pride

Fede,
l'altro giorno mi è venuta in mente questa cosa che ci è successa una vita fa.

Hai presente quando parli con qualcuno e un ricordo ti squarcia la mente come un lampo improvviso? Uno ci prova a proseguire la conversazione ma tutto sembra rimbombare nello spazio che si è creato tra i pensieri. Le sagome di questo ricordo diventano sempre più nitide e tutto si rimette in scena dietro agli occhi. Come se si potesse toccare. Come se fossimo di nuovo nello stesso posto, nello stesso istante. E nel risentirci ridere inizio a ridere veramente. Il ricordo ha sfondato la barriera degli occhi.

Rieccoci il secondo giorno di vacanza studio a Cologna. Noi due distrutte dalla notte precedente, forse la prima notte fuori della nostra vita. Ci viene consigliato di andare in centro perché – segue catena incomprensibile di cui capiamo solo “Karneval”
.
- Ah, ho capito, in centro c'è il carnevale.
- A Luglio?
- Embè, siamo in Germania, si vede che qui si festeggia più tardi!
Piena la metro eh? Però di gente travestita non se ne vede per niente. 
Siamo sulla scala mobile, ricordi? Ci teniamo la mano perché siamo tanto amiche e abbiamo 15 anni. E anche le due ragazze davanti a noi si tenevano per mano perché le amiche si vogliono bene così, in Italia come in Germania. Poi le due tedesche... si baciano!?! Sulla bocca. Come hai fatto tu con coso e io con cos'altro. Rimaniamo a mascelle spalancate. Tu l'avevi mai vista una lesbica, a Milano, nel 1997?
Dobbiamo assolutamente dirlo agli altri, ci aspettano davanti al duomo, non ci credereanno mai!!! Ma quando li incontriamo sono ancora più allucinati di noi.
Il Karneval non è quello in cui volano coriandoli. Qui volano preservativi: siamo niente di meno che al gay pride, altrimenti detto Sex Karneval.
Tu l'avevi mai sentito nominare il gay pride, in Italia, nel 1997?

Un carro è pieno di ragazzi biondi, mezzi nudi, palestrati, lucidi. Un ricciolino con gli occhi di ghiaccio mi ha messo in mano un volantino in ostrogoto. Non ammiccava a noi, puntava chiaramente Paolo - e noi che volevamo piangere. Migliaia di persone, travestiti, fiumi di alcool, musica a palla...

20 anni dopo sono al Christofer Street Day di Amburgo con Davide, 6 anni. Vede due uomini che si baciano sulla metro e non ci trova assolutamente niente di strano, non c'è nemmeno bisogno di puntare il ditino. Anche mamma e papà si baciano e si vogliono bene – hanno fatto anche Davide! Mi chiede se zio Norbert e Markus ogni tanto litigano come mamma e papà e se poi fanno pace.

20 anni dopo, a chi mi chiede come reagirei se Davide fosse gay, rispondo che l'unica cosa che mi dispiacerebbe sarebbe non potere diventare nonna. Poi però ci penso bene e realizzo che tra 20-25 anni – perché prima, signorino, ti laurei e trovi un lavoro – sarà tutto possibile, magari pure diventare nonna ed essere ancora così cool.

Il diritto di essere se stessi e di amare chi ci pare qui si celebra come una festa – “la festa più bella a cui sia mai stato mamma, ci veniamo anche l'anno prossimo?!”.
Altrove è una lotta, in altri Paesi ti mettono in prigione, ti torturano, ti uccidono. E per Davide è qualcosa di assolutamente incomprensibile, qualcosa che non sono riuscita ancora a spiegare senza scatenare altre tonnellate di domande.

20 anni dopo sono in mezzo a questo corteo colorato e ballo, con gli occhi puntati su figoni mezzi nudi, Davide per mano, quel ricordo in testa e te ancora nel cuore. 


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