venerdì 27 giugno 2014

Il senso di colpa


Credits: Sven Hauff / Fonte immagine: https://www.flickr.com/photos/shauff/10346953944/

Alcuni concetti si arricchiscono di significato col tempo.

Oggi vi parlerò del senso di colpa.

Il cielo era azzurro, fino a un'ora fa. Poche nuvole, arietta leggera e una temperatura da piena estate amburghese (24 gradi). C'era il sole, era un perfetto primo pomeriggio da passare a leggere su una panchina al parco o al tavolino di un bar con un latte macchiato e una bella fetta di torta.
Eppure non avevo molta voglia di uscire.

Dialogo tra me e me:
Dai forza, andiamo a fare un giro con la carrozzina.
- Uff... ieri sono stata fuori tutto il giorno e sono ancora un po' raffreddata.
Non ci provare, lo sai bene che vige l'obbligo morale di uscire quando c'è bel tempo!
- Va bene, va bene, allora mi vesto (inizio a perdere tempo apposta)
Pensa al tuo bambino, ha bisogno di vitamina D.
- Certo! (prima però controllo veloce la mail)
E pensa anche al tuo sedere, vai a camminare che buttiamo giù gli utlimi chiletti fastidiosi
- Vero! (ma cos'è quella macchia là in alto nell'armadio? Prendo un panno)
Anzi no, non ci pensare al sedere ma vai a prenderti una fettazza della torta più calorica che trovi
- Non vedo l'ora! (no questo outfit non mi piace...vediamo se quei jeans mi rientrano...)
Guarda che non hai tutto il giorno, poi devi andare in palestra!
- (il bebè inizia a piangere, ha fame, lo allatto)
 Ora fuori!
- (si è addormentato, non voglio svegliarlo)

Ho perso tempo, non avevo voglia e ho rimandato continuamente l'uscita. E ora il cielo è grigio, il vento scuote le foglie che prima appena sfiorava. Tutto è cambiato, probabilmente pioverà, e magari lo farà per i prossimi 10 giorni.

Attaccatemi, sensi di colpa, sculacciatemi!
Ho peccato di pigrizia e ora tremo all'idea di non sapere quando potrò uscire a oziare di nuovo.

Il bel tempo è un ricatto, le giornate di sole subdule seduttrici.
Quando il sole risplende c'è la foga a sbattersi fuori dalle case, dagli uffici. Scappare all'aperto, togliersi le scarpe, sorridere a tutti, rimbabiti dalle sirene che ti fanno credere che tu e questa città siate fatti l'uno per l'altra. Invece l'euforia è malinconica, si è tenuti a sfruttare ogni minuto di sole perché, si sa, non c'è garanzia che torni anche domani. Siamo così in astinenza da belle giornate che consultiamo il meteo come se fosse un oracolo, e ci consola poter dare la colpa a qualcuno se la profezia non si è avverata.

Mentre scrivo inizia a piovere.
Non sono uscita di casa.
Mi merito una settimana del cavolo.

1 commento:

  1. Beh Mari, consolati pensando che se fossi uscita poi saresti ritornata a casa zuppa di pioggia. Come me, che per festeggiare questa bella giornata brusselese oggi ho smesso la mia giacca impermeabile e alle 18 mi son trovata a dover camminare sotto il diluvio pensando "ma perché ho cambiato?!" ;)
    maria

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