mercoledì 4 luglio 2012

Salsa e merende

Ci sono frasi che in un paese straniero si rivelano fin da subito indispensabili alla sopravvivenza.
Per alcuni è importantissimo sapere dov'è il bagno più vicino, altri, convinti che i soldi possano salvarci sempre e comunque, per prima cosa imparano a chiedere dov'è la banca. C'è chi si concentra fin dall'inizio sulla lingua dell'amore e del cuccaggio e chi ritiene che le presentazioni siano un convenevole non tralasciabile nel contatto tra esseri umani. "Ich bin Maria Chiara, ich bin 30 Jahre alt, ich komme aus Mailand". L'elenco potrebbe protrarsi all'infinito. Come non citare, infatti, coloro che non spiccicano una parola d'inglese ma che, cascasse il mondo, sanno che la penna sta sul tavolo?

La mia frase per la sopravvivenza è stata questa: "ohne Soße bitte".
Traduzione: "senza salsa per favore".
Più importante del bagno, più importante dei soldi, più importante dei rapporti sociali. E comunque collegata ad ognuno di questi tre aspetti.
Dovete sapere che nelle mense universitarie tedesche, nelle mense aziendali, nei ristoranti, a casa delle suocere, insomma presso ogni tavola d'oltre cavolo, non può mancare la salsa ad accompagnare la carne o il pesce o le verdure. Il caso tipico è la fetta d'arrosto con patate e piselli e un lago di salsa marrone intorno, sopra, sotto. Oppure il filetto di salmone con patate e spinaci e tanta salsa che ci sguazza dentro come se fosse ancora vivo. E il currywurst, un wurstel ricoperto di salsa rossa tipo ketchup accompagnato dalle patatine fritte. Per i tedeschi la salsa è imprescindibile perché è saporita e, detto francamente, non fa notare che gira e rigira sul piatto alla fine ci sono sempre le solite patate.
Io ho dovuto imparare molto presto a dire no.
Dopo qualche settimana di vita in Germania ho visto il mio peso lievitare, i fianchi allargarsi, la pancia arrotondarsi. All'inizio ho dato la colpa alla birra e quindi ne ho ridotto drasticamente il consumo. Ma vedevo che la situazione non migliorava. "Ma che strano, e sì che non mi sembra di mangiare più schifezze del solito". Senonché un giorno, tanto per farmi del male, sono andata a leggere gli ingredienti della salsa che affogava le uova sode appena servite in mensa: burro, senape, burro, margarina, burro, prezzemolo, burro, olio e burro. Totale: millanta calorie e saturazione di grassi saturi.
E così ho cominciato a usare la mia frase indispensabile: "ohne Soße bitte" e a sorbirmi ogni giorno la faccia sgomenta dell'inserviente di turno che non capiva come si potesse rinunciare alla parte migliore del piatto. Lo stesso capita tutte le volte con mia suocera, con la quale, dopo anni di discussioni, siamo giunte a un compromesso: solo un cucchiaio di salsa per gradire, e non i soliti tre mestoli, Danke. Lunedì in mensa penso di aver commesso il sacrilegio supremo dicendo "ohne Soße bitte" proprio davanti al currywurst!
Rinunciare alla salsa ha portato i suoi benefici non solo sulla forma fisica, salvando di fatto l'aspetto sociale del mio erasmus (partendo da single era una componente da non sottovalutare), ma ha positivamente influito sulla digestione (ecco dunque che chiedere dov'è il bagno non era più la cosa più urgente dopo pranzo) e ha evitato un rinnovo guardaroba causa due taglie in più (quindi sapere dov'è la banca si è rivelato di gran lunga secondario).
Però scappare alla tentazione delle salse è dura. Per i tedeschi, pucciare è un atto naturale. Non riescono a mangiare una salsiccia o una bistecca o una coscia di pollo senza pucciarle almeno un pochino nella senape o nel ketchup. Io ho visto alcuni pucciare nella salsa pure il panino con il salame, così, senza vergogna. E oltre alle salse da barbecue, qui va di moda la panna acida (sour cream) e il quark (una specie di philadelphia) con le erbe, in cui intingere le verdure cotte e crude e le patate, ovviamente. "Dai, formaggio fresco con le patate, è una cosa sana, no?" - penserete voi ora. E se vi dicessi che questa specie di pinzimonio è stata servita oggi ai bambini dell'asilo a merenda? Non so voi ma a me da bambina davano lo yo-yo...



3 commenti:

  1. Nel Dizionario Treccani online sotto la voce scarpetta si legge: «raccogliere il sugo usando o intingendo un pezzetto di pane infilzato nella forchetta, o più comunemente tenuto tra le dita.

    Mi sembra che nel suo colorito ambiente, cara Signora, più che "scarpetta" si dovrebbe menzionare "scarpone" o "stivalone".

    Giovanni Michetta, Milano Porta Ticinese

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  2. A me sono venuti i brividi quando li ho visti mangiare pane, burro e salame o pane, burro e nutella :)

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  3. Brava che sei riuscita a individuare il responsabile del tuo aumento di peso. Io in Turchia ancora non ho capito a cosa sia dovuto il mio... sigh!

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