lunedì 9 novembre 2009

La paura di Dio


“Che strumento suoni?” – generalmente la gente risponde: “la chitarra, il violino, il pianoforte, il basso, la batteria, il clarinetto …”. Ci sono però persone che suonano strumenti strani. Una di queste sono io. Dopo aver sperimentato il fagotto, strumento che rimpiango con nostalgia – l’abbandono è dovuto esclusivamente al fattore € – da un anno a questa parte mi sono buttata su uno strumento nuovo: l’organo. Cosa ci sarà di tanto strano nell’organo? Semplice: l’organo è uno strumento che si deve andare a suonare. Se gli altri strumenti, per quanto ingombranti o “rumorosi”, possono stare in casa e possono essere trasportati, l’organo è un enorme corpo che necessita di tantissimo spazio. I grandi organisti vanno a suonare e a esercitarsi nelle sale da concerto. Gli organisti scarsi e poco promettenti come me devono andare in chiesa.
Ho scoperto che le chiese di Amburgo sono sempre occupate e trovare un paio di ore alla settimana per andare a esercitarsi è molto difficile. Nella chiesa in cui suono studiano altri tre organisti, in più fanno le prove i ragazzi della scuola, ci sono periodicamente celebrazioni della comunità presbiteriana del Ghana, c’è la preghiera dei pensionati, le prove dell’orchestra di ottoni e altri eventi vari.
Però il lunedì dalle 17 alle 19 la chiesa è tutta e solo per me. E la cosa è spaventosa…
Stare in una chiesa buia e deserta risveglia certe paure ancestrali del tutto irrazionali e inspiegabili. A ogni minimo cigolio vengo scossa da scariche adrenaliniche che si riverberano come brividi di gelo. Ogni lieve spiffero viene amplificato dalle mura della chiesa e ho come l’impressione che una presenza indefinibile sia lì ad ascoltarmi. Trattandosi di una chiesa protestante non ci sono candele a rischiarare le tenebre e neanche dipinti o figure ad animare lo spazio. Camminare da sola lungo la navata accompagnata solo dal rimbombo dei miei passi è terrorizzante; sento una tensione acuta, come se da ogni angolo possa sbucare qualcuno e farmi “buuuh”. Probabilmente è colpa di mia nonna e della sua religiosità superstiziosa: secondo lei se non ci si fa il segno della croce con l’acqua santa quando si entra in chiesa si viene assaliti dal diavolo… sì, ma anche credendoci a queste sciocchezze, valla a trovare l’acqua santa dai luterani!
Accendere la luce? Non se ne parla, il pastore è stato categorico.
Quando racconto delle mie due ore di panico settimanali ricevo tre diverse reazioni: una è solidale “ti capisco, anche io avrei troppa paura!”; una è devota “non ti preoccupare, Dio è buono e ti protegge nella sua casa benedetta”; l’altra è razionale: “ma non dire cavolate, chi vuoi che ci sia nella chiesa, Dio non esiste!”. Per quanto riguarda l’ultima opinione, ognuno deve decidere per se stesso. In ogni caso sfido chiunque a trovarsi da solo nell’ombra di una chiesa deserta e non provare un minimo di angoscia.
A volte mi viene da pensare che suono talmente male che chiunque abiti quella chiesa stia facendo di tutto per farmi smettere. Altre volte, invece, sono convinta che se non imprecassi ogni tre note forse quel qualcosa non si agiterebbe tanto. Altre volte, nei momenti più ottimistici, credo che il rumore che sento sia una sorta di incoraggiamento. Però accadono cose che in un primo istante mi pietrificano e per la cui spiegazione logica impiego sempre qualche minuto. Per esempio quando spengo l’organo, puntualmente mi dimentico che il ruggito che sento è semplicemente il motore che si sta fermando e non un fantasma che si lamenta perché ho staccato improvvisamente il riscaldamento. E quando tiro i registri e le canne si mettono a suonare da sole è perché qualche meccanismo si è incastrato, non ha niente a che vedere con il risveglio brusco di qualche spirito!
Una volta ho preso uno spavento tale che a momenti ci rimanevo secca.
Cadenza – ritardo di quarta – fine. Stacco mani e piedi dallo strumento e sento una voce calda e rimbombante alle mie spalle “Hallo oo o
Mi giro e non vedo nessuno. Poi la voce torna “Hey, Hallo, ich bin hier ier er r (sono qui)” – per educazione rispondo ma ancora non vedo nessuno nelle tenebre. Poi scorgo qualcosa di bianco e lucido, come una mezzaluna che sospesa nel vuoto si muove sull’altare e viene verso il soppalco ... e proprio mentre sto per svenire mi viene in mente una cosa: “ah già … durante l’avvento alle 19 arrivano gli africani!”.

2 commenti:

  1. Ahahah mi hai fatto morir dal ridere con l'ultima frase! Ho scoperto da poco il tuo blog e da brava studentessa Erasmus in Germania (Bayreuth per la precisione, in Baviera) ti seguirò assiduamente, mi piace tantissimo come scrivi e soprattutto cosa scrivi!

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  2. Grazie Alice, benvenuta sui racconti d'oltre cavolo :)

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