venerdì 16 ottobre 2009

L’autentico potere

Chi lavora in un’azienda grande, una multinazionale nel mio caso, è portato a pensare che le persone che detengano il potere siano quelle che occupano una posizione alta e poco affollata nell’organigramma aziendale – già chiamato “piramide insidiosa” nel post dedicato alla mia figura professionale preferita (il manager).
Certo, ovvio, chi sta lassù decide cosa farti fare, quando fartelo fare, come fartelo fare, dove fartelo fare; il tutto secondo un disegno ben preciso – che non può spiegarti perché tanto dalla tua posizione inferiore non capiresti. E soprattutto stabilisce, complice il reparto personale, quanti soldi metterti in banca ogni mese. Ecco quindi schiere di impiegati che portano rispetto silenti e agiscono per il bene proprio e per quello sacrosanto dell’azienda.
Ma chi in realtà tiene in mano le sorti di ogni singola giornata lavorativa non è il grande capo. Non ci avete mai pensato? Gli impiegati di livello molto basso spesso col capo non ci scambiano più di una parola alla settimana e se ricevono una sua mail, questa è stata mandata a tutti oppure è immediatamente seguita da una seconda mail con scuse e richiesta di ignorare e dimenticare quanto letto. Ci sono invece figure con cui si è costretti ad avere a che fare spesso e che, in un modo o nell’altro, possono influenzare la tua esistenza aziendale quotidiana.

Nella mia azienda tedesca sono sostanzialmente tre le persone che detengono il potere.
Una è la segretaria del direttore generale, Frau Sältermann.
Frau Sältermann, oltre ad adempiere il suo ruolo di assistente personale del gradino più alto che un impiegato possa anche solo immaginare, con tutta la responsabilità che questo comporta più annessi e connessi, ha il compito speciale di organizzare la festa di Natale dell’azienda. È lei che decide di che colore saranno gli addobbi, come si vestiranno gli uscieri, cosa ci sarà da mangiare e quale sarà il programma di intrattenimento a cui un gruppo attentamente selezionato di dipendenti deve prendere parte attiva. Ecco: se il tuo nome finisce sulla scrivania della Sältermann, sei finito. L’anno scorso uno di quei nomi era il mio. Tirarsi indietro è escluso: potrebbe vendicarsi rendendo impossibile qualsiasi tipo di contatto con il direttore generale - carriera rovinata. Quando arriva la chiamata di Frau Sältermann devi immediatamente lasciare quello che stai facendo e precipitarti nel suo ufficio. Poi, dopo aver esercitato il suo diritto di censura sul progetto che ti ha obbligato a mettere giù in una notte, dopo la febbrile esposizione del da farsi in merito a trucco, parrucco, microfoni e luci, dopo averti fatto intendere che tutto questo casino è per soli 4 minuti al massimo di show ma che anche le cose piccole vanno fatte bene, finalmente ti concede un privilegio che pochi possono vantare: visitare le cantine dell’azienda alla ricerca di costumi sepolti in cumuli di polvere e sporcizia. Ti verrà a riprendere tre ore più tardi.

La seconda è la cassiera della mensa, Frau Arschinck.
Frau Arschinck ha il potere di decidere quanto costerà il tuo pranzo. Per lei il prezzo sul cartellino non conta, è solo una base da cui partire procedendo esclusivamente al rialzo. Se per lei l’insalata è troppo “alta”, perché hai sforato di mezzo millimetro il bordo della ciotola, ecco che ti vedi addebitare un bel 50 centesimi. Se secondo lei il sugo della pasta è più buono del solito, non manca di aggiungere un piccolo sovrapprezzo gourmet e lo stesso vale se hai preso solo un contorno invece del piatto intero con la carne: paghi il prezzo intero perché sei un ignorante, magari pure vegetariano, che non sa apprezzare le prelibatezze aziendali. Ti verrebbe voglia di fare questioni e metterti a litigare ma non puoi perché Frau Arschinck ti ha plagiato: i primi mesi si è dimostrata gentilissima, ti ha sempre elargito sorrisi e cortesia e augurato tutto il meglio per un pranzo sereno e di tuo gusto; praticamente è stata la tua prima amica al lavoro. E quando sa di averti cotto a puntino con le sue subdole smancerie, ti sferra uno dei suoi attacchi a colpi di battimento di cassa. La soluzione è andare dall’altra cassiera, meno sorridente ma sicuramente più rigorosa in fatto di prezzi. Il problema è che tutti in azienda sanno che il pasto da Frau Arschink costa di più e quindi la pausa pranzo si passa per metà in coda, mentre Frau Arschinck grida a squarciagola che da lei non c’è nessuno – a meno che non si stia arruffianando i nuovi arrivati.

La terza è la receptionist, Frau Behuse.
Frau Behuse è la più potente di tutte. È la prima persona che vedi quando arrivi e l’ultima quando te ne vai. Se il buon giorno si vede dal mattino è a lei che lo dobbiamo. Quando le passi davanti ricambia il tuo saluto solo se sei una persona importante o se sembri tale, cioè se indossi abiti all’apparenza costosi, cammini su tacchi trampolinici e porti un make-up da diva di Hollywood. Altrimenti il suo sguardo rimane perso nel vuoto. Sarebbe molto più semplice non salutarla invece di irritarsi tutte le mattine per la sua maleducata freddezza e tornare a casa con umore ancora più nero la sera; e invece non puoi: perché per prenotare una sala riunioni è da lei che devi andare. Ma facendo molta attenzione. A me è capitata la sventura di aver bisogno di una sala per un impegno improvviso; così, non riuscendo a trovarla al telefono, sono andata personalmente alla reception, nonostante i jeans e le scarpe da ginnastica. Era a pochi metri, in cucina, che preparava il caffè per un’altra sala riunioni. “Scusi Frau Behuse, avrei urgentemente bisogno di una sala”. Frau Behuse si gira, mi squadra, e sprezzante mi dice “ma non lo vedi che sto facendo il caffè, torna più tardi!”. Ma come si permette di darmi del tu! Dai Mari, falle vedere chi sei, respira e reagisci. “Mmmi-mi-mi scu-scusi, mm-ma a me servirebbe addd-adesso” – dio che vocina stridula che mi è uscita. Frau Behuse sbuffa, si dirige verso la scrivania mugugnando improperi, e irata chiede “Per chi è la sala” – “È per me!” – “Sì ma a te chi ti manda, per chi fai l'Azubi (cioè l'apprendista-praticante alias “schiava ignorante”)?” – “Le ho detto che la sala è per me, ho una teleconferenza con Berlino fra 10 minuti. Prenoti la sala a nome Gambini, Dottoressa Gambini, p-p-per fa-fa-favore”. Frau Behuse scuote il capo diabolica “Fatto, vada nella sala 8… ma il caffè te lo puoi scordare!”.

3 commenti:

  1. proporrei visione orizzontale dell'azienda...almeno ti illudi di far parte del sistema!!!e impara come me a mandare a cagare le persone, cazzo te ne frega della receptionist!se ti risponde male le dici di darsi una calmata,cn gentilezza,e che la cafonaggine la può lasciare a casa sua e che non è l'unica che lavora, anzi che anche tu vorresti fare il caffé piuttosto di stare 8 ore davanti a un pc!

    marty

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  2. Dio mio che brutta gente!! Ringrazio una volta di più la Dea Bendata che mi ha concesso di lavorare in un posto dove il capoccia e sua moglie sono degli hippy!

    p.s.
    una volta, tanto tempo fa,lavoravo come "operatore pluriservizio" in un posto così.. si chiamava Autogrill.. E ti lascio immaginare com'era la vita per chi stava,come me,nel gradino più basso della scala aziendale!
    Andrew

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