giovedì 7 gennaio 2016

Il papà di Tom



Il rientro ad Amburgo, di cui il mio sfogo linguistico qui, non poteva essere termicamente più scioccante. Dai 30 gradi delle strade dello Sri Lanka ai -4/5/6/7 (percepiti meno venti) di Amburgo, con strato ghiaccionevoso a rendere il tutto otticamente più traumatico.

Il rituale di vestizione dei bambini prevede canottiera o body, maglietta a manica lunga resa più cool dal secondo strato a manica corta, pile, pantacollant, pantalone, pantaneve, tre giri di sciarpa, cappello, cappuccio in caso di precipitazioni, guanti. 
Tempo necessario: 35 minuti. A bambino.
Loro poi fuori non sentono niente, a parte un pizzicorio frizzante sulle poche parti del viso impossibili da coprire. Gli imprechi della parte genitoriale meno imbottita potete ben immaginarveli – eventualmente in due lingue. 

Tutti si lamentano del freddo. Anzi, tutti si lamentano perché il fredddo è arrivato senza preavviso e in assenza assoluta di gradualità – un atteggiamento meterologico tipicamente anseatico riscontrabile soprattutto in “estate”. 

Tutti soffrono il gelo. Tutti tranne il papà di Tom. 

Il papà di Tom porta Tom all’asilo indossando solo una polo a maniche corte. Ripeto: a maniche corte. La mattina alle 8. A meno 7.

Il papà di Tom si becca gli sguardi indiscreti, increduli, indignati di tutti gli altri genitori. 

Il papà di Tom, con la sua sfrontatezza stagionale, riesce addirittura a scatenare contatti verbali tra semi-sconosciuti negli spogliatoi dell’asilo. E, credetemi, tra germanici amburghesi con ritmo mattutino serrato è cosa più unica che rara. 
L’ho visto e l’ho vissuto ieri mattina. Una mamma proprio non ce l’ha fatta a trattenersi e gli ha chiesto sfacciatamente (cosa che mi piace assai) se non avesse freddo. 

Il papà di Tom alza una spalla, piega leggermente la testa di lato con  una smorfia orgogliosamente divertita e spiega che lui è in giro in macchina, il pezzo a piedi è breve.
Inutile commentare. 

Se ne va, riesce al freddo insieme alla mamma che gli aveva rivolto la domanda. Io, che ovviamente non mi sono persa mezza sillaba, resto nello spogliatoio con un’altra mamma presa nelle operazioni di svestizione del pupo e, decisa a voler sfruttare a tutti i costi l’apertura degli argini della comunicazione, butto lì uno dei miei soliti commenti scemi: "beh, beato lui che l’estate ce l’ha nel cuore" *sorrisino*. 
E sapete questa cosa fa? Mi risponde, nonostante sia solo la ventesima volta che mi incontra.

Na ja (e chi non conosce o usa l’espressione na ja vada s u b i t o  a leggere e impare qui), altro che estate...io 'sto tipo davvero non lo capisco, non è la prima volta che lo vedo girare così. Pensa quando suo figlio vorrà girare in maglietta d’inverno, poi come fa a dirgli di no? Bell’esempio!”.
“Mah, mica che sia proprio questo il modo per fare diventare i nostri bambini degli uomini forti?”.

Risatine. Fine della conversazione.

Quando esco mi torna incontro il papà di Tom e mi dice “ops, ho dimenticato qualcosa”. E io... non resisto!!! e rincaro con “cosa, il maglione?!?!?”.

Il papà di Tom si ferma e ride.

Buona giornata anche a voi!


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