giovedì 24 luglio 2014

La questione delle lingue

Oggi dopo la lezione di baby nuoto ho fatto una cosa che non si dovrebbe fare e cioè: mi sono fatta i cavoli di un'altra mamma.
Capirai, dirà chi mi conosce, i cavoli degli altri tendo a farmeli sempre, ma questa volta ho superato davvero il limite e mi sono messa a dispensare consigli su cosa questa poveretta dovesse fare con sua figlia. Che brutta cosa, lo so! Mai intromettersi nell'educazione dei figli degli altri. Ma c'è un argomento su cui ho chiuso la bocca troppe volte e oggi, non so perché, ho deciso di parlare e di portare avanti la mia piccola battaglia personale.
L'argomento in questione è il bilinguismo.

Voi lo sapete che ci sono molti genitori espatriati che decidono di non insegnare ai propri figli nati all'estero la loro lingua d'origine?
Come la mamma di oggi che, china sul fasciatoio, parlava alla sua bimba in un tedesco strano, non molto pulito. Pochi errori, quasi nessuno a dire il vero, ma una pronuncia strana, un po' rotonda (avete presente i bulgari che parlano in italiano?). E non solo si sentiva che questa mamma non era 100% tedesca ma lo si vedeva chiaramente dalla carnagione bruna e dai capelli scurissimi.

"Scusa ma di dove sei?" - "Afghanistan". 
"E la tua lingua madre sarebbe il persiano, giusto?" -  "Ja"
"E perché non lo insegni a tua figlia?" - "Perché ho paura che non impari bene il tedesco"

Vi rendete conto dello spreco immenso che commettono i genitori che, potendo, non insegnano la propria lingua ai loro figli?

Ne ho sentiti tanti di motivi.
Gli emigrati di una volta, italiani per esempio, non insegnavano la loro lingua ai figli perché non volevano che questi venissero poi emarginati o fossero vittime di pregiudizi e razzismo. Ho conosciuto alcuni di questi figli, oggi trentenni: credono che i loro genitori abbiano fatto un errore enorme e alcuni frequentano corsi, di italiano nella fattispecie, per cercare di recuperare le proprie radici. Le proprie radici, dicono. Perché sanno perfettamente che una lingua è veicolo di una cultura, di una storia, di una mentalità e che tutti questi fattori messi insieme creano il nostro modo di essere. Conoscere una lingua per capire i propri genitori quindi.
Quello degli emigrati di una volta è un motivo legittimo? Non saprei. Ma di certo molto più sensato di quelli che seguono (per comodità uso "italiano" o "lingua della mamma" per riferirmi a qualsiasi lingua diversa da quella del posto in cui si vive). Sono frasi che ho sentito per davvero!

- I bambini bilingui parlano più tardi rispetto agli altri. 
Sì, è vero, iniziano un pochino più tardi. E allora? Pensate che quando saranno adulti (e parleranno più di una lingua) qualcuno rinfaccerà loro che a 18 mesi dicevano solo 10 parole mentre i compagnetti del nido ne sapevano dire ben 20? Tutta colpa di questa società basata sulla concorrenza, sulla performance, sul voler e dover essere a tutti i costi come gli altri o possibilmente meglio, più bravi, più veloci, più chiacchieroni!

- Non gli serve parlare l'italiano, in Italia ci andiamo pochissimo.
Però quelle pochissime volte ci sono nonni incavolati neri perché non riescono a comunicare con i
propri nipoti.

- L'italiano è una lingua inutile, si parla solo in Italia.
La lingua non è solo una questione territoriale. E poi un bambino bilingue fa molta meno fatica ad imparare le altre lingue "più utili", statene certi.

- Se parla in italiano, poi il papà tedesco non capisce
Mai pensato di insegnare la tua lingua anche al tuo partner? Parlare la lingua dell'altro mette in una condizione di parità psicologica!

- Iniziamo con il tedesco. L'italiano glielo insegneremo poi quando compie 3 anni.
Cioè, per capire: nel momento in cui tua figlia soffia sulla terza candelina tu inizi a parlarle in una lingua che non ha mai sentito prima?

- Parlo in tedesco tutto il giorno al lavoro, quindi sono più comoda a parlarlo anche a casa.
Non sapremo mai talmente bene una lingua straniera da sostituirla nella naturalità con la nostra lingua materna. E questo perché parlare significa anche ricordare.

- Ho paura che non impari bene il tedesco.
Scusa, mamma della piscina, il papà è tedesco? - Sì. - Le parla in tedesco - Sì - La manderai all'asilo a un anno? - Sì. - E allora perché non dovrebbe imparare la lingua del posto in cui vive e che tra poco sentirà per almeno 8 ore al giorno?
La mamma della piscina è senza parole, non sa più cosa dire, saluta e se ne va.
Le altre mamme che hanno seguito la conversazione (ben più ampia di quanto riportato qui) annuiscono e mi danno ragione.

Nella lingua tedesca i figli non vengono cresciuti bilingui ma educati bilingui: l'espressione "zweisprachig erziehen" mi piace perché dà al genitore un ruolo decisamente più attivo. Io sono convinta che crescere un bambino bilingue sia un vero e proprio lavoro e che quindi vada svolto costantemente, senza farsi abbattere se i risultati tardano ad arrivare ma anche gioendo di ogni piccola conquista. È vero, parlare solo in italiano con Davide potrebbe isolarmi perché le altre mamme non mi capiscono - in molti casi, specie se nella frase ho nominato loro o i loro bambini, traduco. Però la ricetta del bilinguismo è far capire al bambino che con la mamma c'è solo una lingua che funziona ed è la sua. Poi lui lo sa benissimo che io il tedesco lo capisco eccome... però con me non lo parla mai.
Inoltre crescere i bimbi bilingui regala alle mamme la possibilità di farsi un mare di risate per via dei miscugli che inevitabilmente escono dalla loro boccuccia, nel nostro caso mezza crucchina.

Jacob chiede alla sua mamma "rennami rennami" perché vuole essere rincorso.
Kevin avverte la sua mamma di fare Vorsichtig mentre Alexander implora di non rufare la polizia.
Davide è tre anni e mezzo e d'estate è caldo quindi fa la doccia e poi chiama la sua nonna tedesca e le racconta "ich habe doccen gemacht". Bianca invece è una principessa e dice "ich möchte eine coron haben".

Si potrebbe andare avanti per righe e righe e quindi... facciamolo! Mamme (o papà, zie e zii, nonni, amici) di bambini bilingui, mi scrivete nei commenti le cose divertenti che avete sentito?

PS: parlare è importantissimo ma altrettanto fondamentale è leggere ai bimbi nella propria lingua madre. Ecco perché il mercoledì andiamo al circolino dei folletti, uno degli incontri di bimbi italiani ad Amburgo (qui trovate il nostro sito e se siete nuove ad Amburgo vi aspettiamo!).

15 commenti:

  1. brava!!! guarda qui in spagna, vista l'alto numero di coppie miste e stranieri, non é per niente strano che i figli crescano bi o trilingui. nella classe di mio figlio, adesso 4 anni ma la scuola inizia ai 3, ci son solo 3 stranieri, e mi sembra che molte madri optino per parlare spagnolo invece che la lingua madre. la maestra, brava donna, mi ha detto ahhh che bello continua a parlargli italiano! la nostra storia é un pó strana: lui é nato in spagna e gli parlavo italiano. ai 16 mesi siamo tornati in italia e per 22 mesi gli ho parlato spagnolo. poi dai 3 anni tornati in spagna e parlo italiano. lui mi risponde in spagnolo e mescolando le lingue, ma capisce entrambe perfettamente. e italianizza parole spagnole, o spagnolizza quelle italiane! poi c'è il problema che spesso io, per abitudine, uso certi termini spagnoli che in italiano non rendono l'idea, e lo so, devo farci attenzione! comunque si, a 2 anni mio figlio parlava meno dei monolingui, ma ai 4 non sta zitto un secondo!!! in italia molta gente mi criticava, alcuni mi han detto che lo rimbambivo...altri che perché lo spagnolo, ma perché non inglese? e la mia risposta era: spagnolo perché lo so bene (per fortuna ho una pronuncia che qui dicono essere come quelli della regione gallega) e perché torneremo a vivere in spagna, quindi mentre il contesto é italiano io gli parlo spagnolo. inglese no, perché la imparerá con i miei errori. e niente, difficile da farglielo capire alla gente. c'è ancora ignoranza...tanta!

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  2. Vero, concordo in pieno, poi io non vorrei proprio insegnargli i miei errori in tedesco! Del resto il mio 4enne in 9 mesi di kindergarten ha acquisito un accento meraviglioso che né mio marito (cresciuto comunque bilingue) né tantomeno io ci sogniamo. Persino il suo nome lo pronuncia diversamente a seconda se sta parlando in italiano o in tedesco. IL mio a volte dice vonono per abitare (da wohnen ovviamente), per il resto non fa molti mix... io poi adoro talmente tanto i loro strafalcioni che (erroneamente) non li correggo! Bellissimo il circolino dei folletti, ho dato solo una sbirciata, ma tornerò a leggere!

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    1. Sven dice che sono talmente sbadata che sono una rinconiglietta... come fare a correggerlo? Alcuni sono talmente dolci che spero restino così <3

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  3. Noi, ambedue italiani e residenti in Italia, paghiamo fior di quattrini perché i nostri figli possano orecchiare due altre lingue (inglese e francese). Non saranno certo mai bilingui. Non sai comunque la gente che obietta sulla scelta del francese "E a che gli serve? Non sarebbe meglio concentrarsi sul l'inglese? " sono i commenti più comuni.

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  4. Mi stupisco ancora quando sento queste storie... ma veramente ancora non è noto a tutti che parlare al proprio figlio in una lingua che non è la tua lingua madre non è cosa buona e giusta? Sono davvero allibita!
    Condivido il tuo pensiero sul rapporto tra lingua e cultura, e credo sia proprio una scusa quella di dire "Il mio compagno parla tedesco e non ci capirebbe" perchè conosco moltissime famiglie in cui i genitori si indirizzano ai figli parlando due lingue: per queste persone perchè non è un problema??

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  5. Credo che questo sia un argomento delicato e soggetto alla sensibilità del singolo caso, ma se posso dire la mia opinione, non credo che le motivazioni degli immigrati di una volta fossero poi molto legittime: integrazione non vuol dire omologazione. Mai. Ci si può integrare perfettamente pur mantenendo intatta la propria identità culturale, se mai arricchendola con quella del posto in cui ci si è spostati. Credo profondamente in questa cosa e attendo il giorno in cui questa sarà una realtà in tutto il mondo.
    Detto questo, anche io parlo tedesco tutto il giorno al lavoro (e anche fuori dal lavoro se è per questo), ragion per cui in casa con piper-marito (tedesco) parlo per l'80% italiano, lol.

    PS: le frasi-miscuglio escono fuori anche a me che non ho 3 anni ma 33, soprattutto se parlo con mezzi-italiani. Mi è capitato di dire cose come: "lascia stare, bezahlo io" o "poi mi mandi la Rechnung", ecc... Hahaha. Non sono l'unica, VERO??

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    1. Anche noi a casa tutti e 4 più italiano che tedesco!
      Quanto ai miscugli...hai davvero recht! Parli con una che si bewerba e si anmelda ovunque :D

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    2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  6. Ciao!

    Sono un'altra italiana ad Amburgo, in Germania da più a lungo. Mi piacciono molto le tue storie, grazie.

    Ho una domanda importantissima: ma tu quando sei ad Amburgo e hai voglia di pizza o gelato dove vai?!?

    Grazie,
    Francesca

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    1. Ciao :) Ti segnalo qui solo un paio di indirizzi ma scrivimi in privato a racconticavolo (at) googlemail.com per avere più info! Gelato: Europa Passage. Pizza: Al Volo (Eppendorferweg oppure Elbchausse). Magari ci incontriamo con un cono ;)

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  7. Ciao, condivido in pieno e sottoscrivo. A questo proposito è molto consigliabile il libro "Mehrsprachige Kinder" di Claudio Nodari, che tratta molti degli argomenti da te esposti. Io (di Padova) vivo in Austria da moltissimi anni e ho una figlia cresciuta bilingue, oggi quindicenne. È fiera di parlare l'italiano, oltre al tedesco, per lei si tratta ben più di una lingua, è una parte della sua personalità. Inutile dire che ho vissuto parecchie situazioni simili a quella da te descritta e ho udito ogni tipo di argomentazione: dal classico "ma non hai paura che poi abbia problemi a scuola?" al "così isoli tua figlia" e persino "wenn du mit deiner Tochter sprichst, empfinde ich es als unangenehm!. Ad oggi, sono felice di aver fatto come ho fatto. Al di là di tutte le motivazioni, giustissime, che tu hai elencato, c'è un dato di fatto semplicissimo: parlare con un figlio una lingua che non sia la proprio lingua madre è artificioso. Io non ci sono mai riuscita, è una questione di spontaneità. C'è poi la tendenza contraria, quella di parlare con i figli una lingua straniera che si è imparata e si crede di sapere bene, "perché crescano bilingui". Come quella mamma austriaca italofila che al parco giochi ammoniva il figlioletto capriccioso con queste parole: "Smetti di fare i capricci, sennò non c'è più gelato!"

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  8. Hai centrato il punto. Io sono cresciuta in Italia in una famiglia bi-culturale, ma ho smesso di parlare tedesco col genitore teutone quando avevo circa 6 anni. Va da sè, crescendo, ho dimenticato moltissimo. All'università per ricominciare a parlare tedesco il primo anno non ho avuto problemi (il livello richiesto era elementare, come il linguaggio dei bimbi), ma dopo è stata una fatica inenarrabile. Poi mi sono trasferita in Germania e... ho sentito che finalmente che mi riapppropriavo di una parte di me andata perduta molto tempo prima. Nota bene, non solo mi riappropriavo della lingua perduta, ma una parte della mia identità. Proprio come spieghi tu.

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  9. Che bello questo post! Non posso che condividere, anche se Luca ha solamente 16 mesi e la nostra esperienza di bilinguismo è solo all'inizio. Io gli parlo in italiano (e il papà ne ha approfittato per impararlo ascoltandomi) perché a). Luca è italofrancese e quindi è una parte di lui b). la famiglia italiana parla solo italiano e ci tiene a poter comunicare con lui c); sono consapevole che l'aiuterà in futuro per altre lingue più utili (ma il nonno paterno è inglese quindi in realtà potremmo già parlare di trilinguismo).
    Giusto l'altro giorno, al nido, parlavo con una mamma araba che mi spronava a parlargli in italiano e a non fare il suo stesso errore, al suo primo figlio parlava in francese (male, per sua ammissione) e non avendolo mandato al nido è netrato tardi in contatto col francese "corretto" e ora, sei anni dopo, si porta ancora problemi di pronuncia e deve andare dall'ortofonista. Magari il suo è un caso limite, ma sicuramente interessante.

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  10. Grazie del tuo post! Proprio oggi primo giorno di inserimento al nuovo nido bilingue italiano tedesco qui a Colonia e io piena di dubbi: siamo qui da gennaio, noi genitori non parliamo tedesco, il bimbo di quasi tre anni ha frequentato 5 mesi di nido solo tedesco e ora praticamente parla (poco in generale) ma piu' tedesco che italiano (cosa che mi costringera' a studiare finalmente il tedesco, mi dicevo: per ora so tutti i nomi degli animali). E oggi, invece di essere sollevata per aver finalmente trovato un ambiente "accogliente" e familiare (piu' per noi genitori che per lui, probabilmente), mi chedo se non lo sto privando della grande possibilita' di crescere bilingue, visto che in questo nido mi sembra si parli molto piu' italiano e che il tedesco sia lingua residuale. Cosa ne pensate? Roberta

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  11. Ciao! Innanzitutto vorrei farti i complimenti per il tuo blog, l'ho scoperto da poco e ne divoro avidamente gli articoli perché è interessantissimo, io ho sempre avuto la passione per il mondo tedesco e l'anno scorso ho trascorso 5 mesi di Erasmus a Greifswald, esperienza indimenticabile :) Sulla questione figli e bilinguismo, condivido perfettamente il tuo punto di vista: io ho il papà brasiliano (di origini italiane) perfettamente bilingue, da bambino mi ha sempre parlato in italiano perché comunque la considera la sua lingua madre (quindi capisco che un caso diverso da quelli descritti ma mi sembra comunque interessante) e perché abbiamo sempre vissuto in Italia.. Probabilmente io e mio fratello non abbiamo mai manifestato desiderio di imparare il portoghese e tra una cosa e l'altra a casa nostra non lo si è mai parlato.. Beh ora che ho 24 anni e che ho conosciuto molti brasiliani, compresi i miei parenti oltre oceano che ho rintracciato grazie a Facebook, mi spiace molto non essere bilingue a mia volta, non avere sfruttato questa opportunità.. Sto studiando il portoghese che è una lingua stupenda e ogni tanto provo a parlarlo con papà e altri parenti brasileri, ma per me è a tutti gli effetti una lingua straniera e quindi per quanto possa raggiungere buoni livelli di grammatica e lessico non avrò mai la pronuncia perfetta (ci sono suoni difficili da riprodurre per uno straniero come il famigerato ão) e la naturalezza nel parlarlo che ha mio papà, avendo fatto li le scuole ed essendo vissuto li fino ai 14 anni.. Si può recuperare da adulti ma dispiacerà sempre di avere perso questa occasione splendida di bilinguismo "innato" dall'infanzia.. Quindi GENITORI BILINGUI INSEGNATE LA VOSTRA LINGUA AI FIGLI, FATE LORO QUESTO BELLISSIMO DONO

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