giovedì 26 agosto 2010

L’arrivederci ai monti


Tornare ad Amburgo dopo tre settimane di vacanza in Italia è stata una tragedia. Forse nemmeno tanto annunciata visto che, da workaholic (che brutta parola) come a volte riesco a essere, credevo di annoiarmi a morte senza niente di stressante da fare.
E invece le tre settimane sono passate in un lampo e nel momento della partenza mi sono pure esibita in un bel pianto mammonesco con tanto di declamazione lacrimosa “io lì non ci voglio tornare, fa freddo!”.
E cosa si può dire a una che il giorno prima di tornare a casa, drogata da uno stupendo sole valdostano gridava “io mi incateno al balcone!”?
Perché è vero che “beata te che sei in Germania, che non sei costretta a sentire le cavolate di quel pirla di, che se in un Paese evoluto e civile, in cui c’è rispetto, previdenza sociale, servizi, guadagni di più, spendi di meno”.
È anche vero che “è stata una tua scelta, hai fatto bene ad andartene perché qui con la laurea in lettere giusto il call center, sei con l’uomo che ami e stai mettendo su famiglia”.
Tutto sacrosanto!
Però la mamma è la mamma, il papà è il papà, la sorella è la sorella…insomma, la famiglia resta sempre la famiglia e staccarsi dalle proprie radici è difficile.
E il sole, ne vogliamo parlare?
E il mezzo chilo di focaccia al giorno?
E il mare ligure che ti ondeggia nelle orecchie e ti porta a chiederti cosa ne sarà di te quando l’infrangersi dei flutti cesserà per sempre?
E quei monti valdostani? Salutarli fa male. Hanno visto tutto di te, hanno sbirciato il tuo primo bacio, sorriso delle primissime trasgressioni vacanziere, assistito al piacere sfrenato del poter finalmente uscire la sera ma alle 11 a casa. Non ci hanno creduto quando ventenne ribelle hai detto “io d’estate non ci vengo più, voglio andare in Sardegna o fare l’interrail in Spagna!”: sapevano benissimo che, al momento giusto, saresti tornata avida di rivederli, cambiata e matura.
Ed è quello che ho fatto. Tornare. Riscoprire il mio vecchio e inconfessato amore. E piangere mentre con orgoglio dico “l’anno prossimo potrò mostrare questa meraviglia a mio figlio!”.

5 commenti:

  1. Ciao.
    Ho visto il link al tuo blog sul gruppo di blogger su facebook. Come ti capisco, io sono rimasta in Italia, ma ti assicuro che spostarsi dalle proprie radici fa male comunque e la lacrima scende sempre.
    I miei complimenti per il blog ;)

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  2. Mariiiiiii che brividi lungo la schiena, ci vuole una letterata per esprime queste sensazioni, esattamente le stesse che ho provato io la settimana scorsa nella Marche (sono stato a trovare la nonna con mio fratello)

    sei grande, un abbraccio!

    Pol

    PS ovviamente ad eccezione dell'ultima frase...l'anno prossimo è un pò troppo presto per me AHAHAH

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  3. piena comprensione. sigh. *_* sarà per quello che tento di tornare a casa il giusto, ma non troppo, e mai per troppo tempo. concordo su tutto, sono con l'uomo che amo, ma casa mi manca. la mamma, la nonna, la zia e la mia bicicletta comprata anni fa dopo una delusione d'amore. la differenza, quando l'uomo che ami italiano non è, è che con la situazione a casa nostra come pensare di proporre di andare a vivere lì? noi ci abbiamo già tentato senza successo, a milano si soffocava, e quindi eccoci a vienna, dove nel giro di pochi mesi è tutto andato a posto per entrambi. ecco... almeno vedo che non sono l'unica che ogni tanto ha delle défaillance :(
    un abbraccio, anche se non ti ho mai incontrata in qualche modo penso che ci capiremmo, se mai accadesse.

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  4. ma su una nota più leggera... sono in arrivo dei cavolini?!?

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