venerdì 21 agosto 2009

La regola del drei

3 is the magic number, recita una famosa e fastidiosa pubblicità.

Ma anche la trinità, il numero simbolico per eccellenza, il preferito da Dante nella scelta del metro della Commedia.

Mai altro numero è così importante quando si tratta di corteggiamento in Germania.

Si sa, il fascino dello straniero è magnetico. Quanti ci sono già cascati e quanti altri ancora finiranno nella rete dell’innamoramento d’oltre confine? I due casi qui riportati si riferiscono a italiani alle prese con la prima, e forse unica, preda amorosa d’oltre cavolo.


* Christian, 28 anni, Dresda

Dopo settimane di avvistamenti, scambi innocenti di sorrisi in mensa, casuali incontri nell’ascensore dell’istituto di chimica, il primo vero approccio a una festa in cui si è imbucato e passeggiate di chilometri sul fiume, Christian capisce che l’esemplare femminile teutonico in questione (la chiameremo A.) potrebbe essere quello giusto e che è arrivato il momento di attaccare. Organizza tutto alla meglio: cena nel ristorante giusto, non troppo chic ma neanche alternativo (in modo da poter sventolare il portafoglio al momento del conto senza sudare troppo vistosamente), dopocena in un bel parco con una bottiglia (facciamo due) di vino rosso italiano, candele e aneddoti sull’Italia imparati a menadito, e un orario di chiusura dell’evento che spinga la preda a passare la notte a casa sua, con tutte le buone intenzioni di questo mondo, per non dover aspettare troppo l’autobus o dover prendere un taxi. Tutto procede, come pianificato. Ma alla fine qualcosa va storto. Non solo Christian non riesce a convincere A. a pernottare da lui (e sì che con polacche e francesi ci era riuscito con molto meno) ma, dopo essersi fatta accompagnare a piedi per ben 3,5 km, una volta sotto casa A. lo ringrazia, mette la chiave nella serratura e si dilegua. Con quello che ha risparmiato per la cena Christian può prendere un taxi e tornare a casa da solo.


* Carolina 22 anni, Amburgo

È con amici in un piccolo pub dalle parti del porto. Ad un certo punto l’arrivo di amici di amici rende la situazione sedie complicata. Ecco che senza pensarci tanto su tira la maglietta del biondino teutonico rimasto in piedi e lo invita a dividere la sedia, “tanto siamo magri!”. Poi lo guarda bene e si rende conto che l’esemplare di maschio germanico che le siede accanto (d’ora in avanti lo chiameremo S.) non è affatto male e decide di fare la splendida: in un moto di assoluta emancipazione femminile chiede cosa può offrire da bere. Partono chiacchiere su chiacchiere, in un tedesco a tratti inverosimile ma, almeno, comprensibile. Chiaramente l’inaspettata generosità di Carolina viene subito ripagata da un secondo giro offerto da S. e così via. Dopo il terzo giro, il tavolo rimasto vuoto, e il barista stanco che chiede di uscire visto che l’orario di chiusura è stato abbondantemente superato, per Carolina e S. il momento di separarsi non è ancora arrivato e, quindi, se ne vanno a passare qualche ora in una discoteca underground a pochi passi da lì. L’idea non può che arrivare da Carolina: con la musica così alta è necessario stare il più possibile avvinghiati all’interlocutore per riuscire a sentire e dire qualcosa. Albeggia, la serata è stata fantastica, Carolina può già dirsi cotta di S. ed è convinta di mettere a segno un bel tiro facendosi accompagnare a casa. E invece, una volta arrivata davanti al portone, le chiavi non ancora tirate fuori dalla borsa (è un chiaro segno di disinteresse), S. saluta con una stretta di mano e se ne va.


*Christian, 28 anni, Dresda

L’orgoglio maschile è stato solo leggermente scheggiato, di certo non ferito in modo grave. Strano che A. non abbia ceduto subito a fascino e galanteria italici ma non importa, bisogna riprovare. Questa volta andrà sicuramente a buon fine. Piano: prima la porta al cinema a vedere un film sdolcinato che piace solo alle donne, tipo Sex & the city o Notting Hill, per di più in tedesco (lui che sa solo dire Bitte, Danke e Bier); un kebab al volo, che magari con la scusa che si è sbrodolata con la salsina all’aglio riesce a toccarle le labbra, e poi, scelta di classe, una bottiglia di prosecco in un piccolo jazz club in centro. Tutto procede liscio. L’oscurità del cinema fa sfiorare dapprima le gambe dei due e, alla fine del film, si ritroveranno addirittura mano nella mano. Purtroppo A. è allenata con il kebab e quindi, a parte qualche pezzo di cipolla in caduta libera, la salsa non si sparge sul suo bel viso latteo. Ma la finezza e l’eleganza della scelta jazzistica la portano ad abbracciare forte Christian all’uscita del club. Addirittura A. si offre di accompagnarlo a casa visto che è proprio di strada. Arrivano sottobraccio davanti al portone ma proprio quando Christian sta per pronunciare la frase X ecco che A. gli stampa un bacio sulla guancia e, elegante come una etoile, volteggia e prosegue per la sua strada.


* Carolina, 22 anni, Amburgo.

Ha analizzato la serata con S. almeno 30 volte. Ora dopo ora, minuto per minuto. “Ma dove ho sbagliato? Forse i capelli? Certo, il look non era perfetto visto che sono stata presa alla sprovvista ma… non ho neanche parlato troppo e ho detto pochissime parolacce”. Se la tattica “donna emancipata” non ha funzionato è necessario passare ad un profilo diverso, facciamo “fanciulla in cerca di aiuto”. E come aiutare al meglio una povera ragazza italiana in "crande cermania" se non insegnandole i trucchi della lingua tedesca? Afferra il telefono, compone il numero e dopo il primo squillo mette giù. Non ha pensato a cosa dire. Prende carta e penna (e vocabolario) e mette insieme una frase che possa più o meno significare qualcosa. Riprende il telefono, si scusa per aver attaccato ma deve esserci stato un contatto, ed espone a S. il suo progetto, convinta che agli uomini piaccia tanto sentirsi utili. Il giorno dopo si incontrano alla fermata di Mundsburg e camminano insieme verso il Literaturhaus. Per strada c’è una piccola bancarella natalizia che vende Glühwein. Secondo S. un bel vino bollente è proprio quello che ci vuole in una giornata così fredda. Come prima parte della lezione Carolina dovrà ordinare da bere senza errori. L’atmosfera si riscalda: i due stanno bevendo il loro vin brulé proprio sotto a un ramo di vischio, che sia un segno premonitore? A quanto pare no. Procedono verso il bar. Una volta arrivati si siedono e si godono l’atmosfera elegante e intrisa di cultura – la scelta intellettuale sembra rivelarsi vincente. La lezione ufficiale inizia: congiuntivi, subordinate, forme di cortesia…e quando le energie grammaticali sono esaurite si passa alla conversazione. Le domande personali si prestano benissimo: “sei fidanzato … ah no? Che peccato, e come mai… - no, neanche io…” e vai di ex ragazzi, storie finite male, partner ideali e progetti per il futuro. Ormai Carolina e S. possono dirsi “intimi” a livello cerebrale. Molto meno invece per quanto riguarda quello più strettamente corporeo dato che tre caffè dopo, e solo una mano di lei appoggiata furtivamente su quella di lui, S. deve andarsene perché, ogni tanto, la sera lavora. Fanno un pezzo di strada insieme e l’addio è un misero bacino sulla fronte (di lei).


*Christian e Carolina, rispettivamente 28 e 22 anni, Dresda e Amburgo.

Cos’hanno sbagliato? A. e S. sono perfetti. Con loro il tempo sembra fermarsi, il cuore batte all’impazzata, ci si sente liberi, spontanei, apprezzati. Cosa c’è che non va? Entrambi single, entrambi semplici, non complicati o montati.

Christian e Carolina hanno in dotazione un mentore che, oltre a seguirli per gli affari burocratici stranieri, è sicuramente in grado di dare un giudizio a quello che sta capitando.

“Ma come, non conoscete la regola del drei?” – “I tedeschi non si fanno MAI baciare prima della terza uscita! È assolutamente fuori discussione, è una questione morale e di principio. Se la persona ritiene che l’altro o l’altra siano speciali, interessanti e valide, con cui eventualmente anche rischiare di avere una storia seria, devono testarla per ben tre volte. E saranno solo ed esclusivamente loro a decidere quando sarà il momento e il luogo adatto”. Al che Christian e Carolina si chiedono come cavolo faranno i tedeschi tra di loro e, poco alla volta, capiscono perché i vari conoscenti si trascinino dietro le pratiche di corteggiamento per mesi.

“E soprattutto, alla regola del drei non si scappa!”. Il verdetto è solenne.


* Christian, 28 anni, Dresda.

"Ma che regola del drei! Questa non mi si fila e basta". Ormai è sconsolato. Va a lavorare sperando di non incontrare A. ma, in un istituto di 5 persone e 20 metri quadrati la cosa si rivela impossibile. Un giorno, mentre sta per premere il bottone dell’ascensore, ecco che qualcuno si intrufola. È A.. Christian guarda il pavimento. Lei chiede: “dove vai?” e lui, in un ultimo, estremo tentativo strappacuore, risponde “dove vai tu!”. Lei lo prende per mano. Con due caffè da passeggio camminano a caso, senza una meta precisa. Lei parla felice, lui è taciturno. Sono in un punto della città grigio e malandato. Christian si ferma ad allacciarsi la scarpa e quando si alza, assolutamente preso alla sprovvista, si sente tirare per la giacca. Le labbra di A. sono già sulle sue. Assolutamente senza ragione. Così, senza ogni fronzolo, senza piani e senza strafare.


* Carolina, 22 anni, Amburgo.

"Fidanzato ha detto che non è. Io non sono tanto male, insomma: ho pure una lista di persone che, dati certi precedenti, potrebbero mettere una buona parola a tal proposito. Magari è gay, pensa che sfiga". Carolina cammina su e giù per il campus universitario aspettando di andare a mangiare in mensa. Da lontano vede arrivare S., non è solo, ride e scherza con un altro ragazzo (ecco che forse i sospetti erano fondati). Poi, salutato l’altro, si dirige proprio verso di lei e le chiede se ha qualcosa da fare il giorno dopo alle 7.30 (del mattino), è per il corso di tedesco, appuntamento davanti alla biblioteca. “No (a parte dormire)”. Carolina si scervella: “evidentemente si è già stufato di aiutarmi e mi porta in biblioteca a farmi vedere dove sono i vocabolari e le grammatiche con cui studiare da sola”. Arriva e S. la prende per mano. “Visto che sei una donna bellissima ma, almeno per il tedesco, sei ancora una bambina, andiamo a vedere uno spettacolino di marionette!”. L’idea sembra carina, le intenzioni sono sicuramente molto - e solo - amichevoli. Arrivano alla cassa e S. si rende conto con rammarico che i biglietti sono già finiti! Quindi, come auto consolazione, prende Carolina per il colletto del cappotto e la bacia, così, su due piedi, assolutamente alla sprovvista. Senza ogni fronzolo, senza piani e senza strafare.


Morale della favola: come recita il verdetto, alla regola del drei non si scappa! Devi sempre tenerla a mente se vuoi conquistare qualcuno in Germania. Se esci con un tedesco o con una tedesca non provarci subito, potresti dare una cattiva impressione e far intendere che punti solo “a quello”. E se il tedesco o la tedesca, detto papale papale, ci sta subito, beh, attenzione: in alcuni casi potrebbe essere un segno evidente che la persona in questione non sia interessata ad una storia seria. Parola di Christian e Carolina, entrambi felicemente legati a partner d’oltre cavolo, dopo due tentativi andati a vuoto e un bacio ricevuto così, senza ogni fronzolo, senza piani e senza strafare.

4 commenti:

  1. Il post piú bello e divertente che tu abbia mai pubblicato. Lo so che sono di parte in questo giudizio ma ho rivisto attimo dopo attimo i tre appuntamenti. Hai fatto bene a romanzare, altrimenti una cronologia troppo vera sarebbe stata noiosa.
    Un abbraccio forte,
    Chris

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  2. "E se il tedesco o la tedesca, detto papale papale, ci sta subito, beh, attenzione: in alcuni casi potrebbe essere un segno evidente che la persona in questione non sia interessata ad una storia seria"

    Bene visto che quanto sopra l'ho gia' sperimentato, questo semstre non mi resta che sperimentare la REGOLA DEL DREI! Incrociate le dita per il sottoscritto :D

    Pol

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  3. devo testare se anche al mio amico che sta con una tedesca è andata così...

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  4. Hahaha, per me la regola de drei non vale, mi sa che vale quella del fünf, oppure è meglio se lascio perdere (eppure è lui che mi chiede di uscire, mah...)!

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